La via Appia: mostra e visite guidate (23.06-11.12.2011)

Una delle foto esposte nella mostra "La Via Appia"

Nel complesso di Capo di Bove (via Appia Antica 222) il 22 giugno scorso si è svolta la conferenza stampa di presentazione delle iniziative culturali volte a far conoscere e a valorizzare l’Appia Antica. A partire dal 23 u.s. è ora aperta al pubblico la mostra fotografica “La Via Appia” (che si può leggere anche come “La Mia Appia”) e dal 26 la serie di visite guidate.

Nella conferenza stampa del 22, alla presenza del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giancarlo Galan, del Soprintendente Archeologo di Roma Anna Maria Moretti e del Direttore Rita Paris, è stata inaugurata la mostra “La via Appia. Laboratorio di mondi possibili tra ferite ancora aperte“; è stato presentato in anteprima il libro “La via Appia, il bianco e il nero di un patrimonio italiano“, a cura di Rita Paris (Milano, Electa, settembre 2011), contenente saggi di Rita Paris, Maria Pia Guermandi, Adriano La Regina, Italo Insolera, Bartolomeo Mazzotta e un album fotografico; sono state infine illustrate le visite guidate nell’ambito de “L’Appia antica, crocevia di popoli, di genti, da Roma all’Oriente, dal 236 a.C. ai nostri giorni“.

Questo il calendario di APPIAPPIEDI, con appuntamento da Villa dei Quintili (via Appia Nuova, 1062):

  • 26 giugno, ore 16.30
  • 3 e 10 luglio, ore 16.30
  • 11, 18 e 25 settembre, ore 10.30
  • 2, 9 e 16 ottobre, ore 10.30

Info e prenotazioni: 0639967700 o http://www.pierreci.it

Annunci

Statuario: origini

Perché la nostra zona si chiama “Statuario“?
Questa denominazione si deve all’abbondanza di marmi e statue provenienti dalla villa dei Quintili. A questo proposito leggiamo:
“La Via Appia, ricordata anche nel Medioevo (come in precedenza) con il soprannome di regina viarum, e per questo motivo ritenuta ricca di ruderi di ogni tipo, da spogliare di tutti i rivestimenti, ebbe lungo il suo percorso molti posti chiamati Marmo e Statua: il Fosso della Caffarella (in antico detto Almone) delimitava ad E una vigna «ad Marmorea» (a. 1187), il cui nome riuniva l’area della chiesa di S. Urbano, la Grotta di Egeria e il complesso di Erode Attico e di Massenzio (il t. venne in seguito assunto singolarmente dagli edifici che in essa erano compresi e nel 1515 fu esteso a tutta la valle); all’altezza del V miglio si trovano i resti della grandiosa residenza dei Quintilii, per secoli esplorata ricavandone un’incredibile quantità di marmi, al punto che la località ebbe il nome di Statuario di S. Maria Nuova. I relativi documenti riportano inizialmente la notizia di un «Casale quod dicitur de Rubei» (a. 1358 e 1364), ma in un atto di vendita del 20 Gennaio 1389 accanto a questo viene registrata una precedente denominazione: «Casale quod antiquitus dicebatur Lo Statovaro et nunc… nuncupatur Casale de Rubeis».   (Regione Lazio. Assessorato Politiche per la promozione della cultura, dello spettacolo e del turismo. Centro regionale per la documentazione dei beni culturali e ambientali, La toponomastica archeologica della provincia di Roma, Vol. II (M-Z), a cura di Stefano Del Lungo, Roma, [Regione Lazio], 1996, p. 11)