Agenda: I lotti dello Statuario (06-27.05.2016 c/o U23)

ponti-per-il-futuroRiceviamo e volentieri segnaliamo la interessante mostra fotografica “I lotti dello Statuario“, organizzata dall’Associazione Ponti per il futuro, la cui inaugurazione è prevista sabato 6 maggio 2017, dalle ore 17 alle 19, presso il centro “Uscita 23” (in via Polia). Tante le foto in mostra sia quelle più storiche gentilmente fornite dagli Amici dello Statuario, sia quelle più recenti realizzate proprio dall’Associazione Ponti per il futuro.

Riprendiamo il comunicato (e anche il logo e la foto!) postato sulla pagina Fb dell’Associazione per presentare l’iniziativa:

“Con il progetto “LE BELLEZZE STORICHE DELLO STATUARIO” a cura dell’associazione no-profit Ponti per il futuro, si intende valorizzare un patrimonio architettonico originale presente nel nostro quartiere, comunemente chiamati Lotti dagli abitanti dello Statuario. Sono previste più momenti di incontro per conoscere e discutere sul valore di questo patrimonio e sulla volontà e necessità
di tutelarlo. La prima iniziativa è incentrata su una mostra fotografica che illustrerà i lotti dalla loro costruzione fino ai nostri giorni. Le foto storiche sono a cura del Gruppo Amici dello Statuario e le foto più recenti a cura dell’Associazione. Seguirà un momento conviviale con un rinfresco. La mostra rimarrà esposta fino al 27 maggio.”

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I murales dello Statuario

Curiosi di sapere qualcosa di più dei murales dello Statuario?

Vi proponiamo la serie di interviste realizzate da Michele Pizzuti.

Intervista a Stefano Antonelli, curatore del progetto:

1. parte

2. parte

3. parte

4. parte: ulteriori progetti in zona? quali materiali e tecniche utilizzati?

5. parte: parete verso via Taurianova

6. parte: parete verso via Oppido Mamertina

Infine:

7. parte: incontro con l’artista “Gaia”

Andrew Pisacane in azione allo Statuario

Non capita tutti i giorni di vedere uno “street artist”, un “graffitaro” di qualità in azione. È quello che sta accadendo in questi giorni allo Statuario, precisamente all’Hotel Capannelle (via Siderno, Roma) che, tramite  999contemporary, ha affidato la decorazione delle superfici esterne al newyorkese Andrew Pisacane, in arte Gaia Streetart, residente a Baltimora, nel Maryland (USA).

Il giovane artista, laureatosi in Belle Arti al Maryland Institute College of Art, a Baltimora, vanta tantissime installazioni e opere in mostra in varie parti del mondo – The Baltimore Museum of Art, Rice Gallery, Palazzo Collicola Arti Visive, Berlino ecc. -. Le sue opere di strada sono state documentate da vari giornali, riviste d’arte, libri e cataloghi specializzati sull’arte urbana. Già nel 2010 era considerato uno dei cento artisti di strada più importanti al mondo in Beyond the Street: The 100 Leading Figures in Urban Art (Berlin, Gestalten, 2010).

Nell’opera in corso di realizzazione è possibile rintracciare notevoli citazioni storiche e artistiche che la legano al territorio, come Appio Claudio e l’omonimo Acquedotto, oppure la sagoma di Goethe che rimanda al celebre Goethe in der Roemischen Campagna “Goethe in der Roemischen Campagna (Goethe in the Roman Campagna)“, dipinto nel 1787 da Johann Heinrich Wilhelm Tischbein che aveva ospitato a Roma il famoso scrittore, tutelandone l’anonimato.

Il dibattito sulla street art – vandalismo o arte pubblica? – è sempre piuttosto animato, ma l’efficace narrazione visiva che possiamo ammirare ci fa propendere, in questo caso, per la seconda.

Statuario: origini

Perché la nostra zona si chiama “Statuario“?
Questa denominazione si deve all’abbondanza di marmi e statue provenienti dalla villa dei Quintili. A questo proposito leggiamo:
“La Via Appia, ricordata anche nel Medioevo (come in precedenza) con il soprannome di regina viarum, e per questo motivo ritenuta ricca di ruderi di ogni tipo, da spogliare di tutti i rivestimenti, ebbe lungo il suo percorso molti posti chiamati Marmo e Statua: il Fosso della Caffarella (in antico detto Almone) delimitava ad E una vigna «ad Marmorea» (a. 1187), il cui nome riuniva l’area della chiesa di S. Urbano, la Grotta di Egeria e il complesso di Erode Attico e di Massenzio (il t. venne in seguito assunto singolarmente dagli edifici che in essa erano compresi e nel 1515 fu esteso a tutta la valle); all’altezza del V miglio si trovano i resti della grandiosa residenza dei Quintilii, per secoli esplorata ricavandone un’incredibile quantità di marmi, al punto che la località ebbe il nome di Statuario di S. Maria Nuova. I relativi documenti riportano inizialmente la notizia di un «Casale quod dicitur de Rubei» (a. 1358 e 1364), ma in un atto di vendita del 20 Gennaio 1389 accanto a questo viene registrata una precedente denominazione: «Casale quod antiquitus dicebatur Lo Statovaro et nunc… nuncupatur Casale de Rubeis».   (Regione Lazio. Assessorato Politiche per la promozione della cultura, dello spettacolo e del turismo. Centro regionale per la documentazione dei beni culturali e ambientali, La toponomastica archeologica della provincia di Roma, Vol. II (M-Z), a cura di Stefano Del Lungo, Roma, [Regione Lazio], 1996, p. 11)

S.Ignazio di Antiochia allo Statuario 50 anni fa

Il 12 ottobre è ricorso l’anniversario dell’intitolazione della Chiesa. Vi proponiamo alcune pagine (223-224) tratte dal libro di Virgilio Caselli, pubblicato proprio 50 anni fa, nel 1959, Memorie di martiri in Roma. Visite a 116 chiese, dedicate alla chiesa di Sant’Ignazio di Antiochia.

SANT’IGNAZIO MARTIRE

(Via Squillace)

Questa borgata si chiama Statuario per le numerose statue rinvenute nella vicina antica villa dei Quintili, ora conservate, in gran parte, nei Musei Vaticani. I saggi e ricchi fratelli Quintili, Massimo e Condiano, uomini d’arme e autori d’opere di agraria, furono fatti uccidere, per avidità delle loro ricchezze, da Commodo, che confiscò la loro villa e l’abbellì col capriccioso lusso che gli era abituale. Nel secolo III essa fu ingrandita e restaurata; e nel secolo XV il suo ninfeo fu trasformato in castello. Le maggiori rovine della villa sono sulla terrazza prospiciente l’Appia Nuova, da cui si gode una magnifica veduta dei Castelli Romani.

La borgata è chiamata anche Caroni dal cognome dell’ingegnere Italo che, stipulata nel 1941 una speciale convenzione col Comune di Roma, vi edificò numerosi villini.

Gli inizi dell’attuale, attività religiosa nella zona, risalgono al Natale del 1940, quando le suore bige Elisabettine di Via Marsico Nuovo vi aprirono una cappellina che, in breve, dovette cedere il posto ad un ambiente più vasto sebbene più modesto: un’ampia baracca di legno, la quale, a sua volta, fu sostituita da una spaziosa aula scolastica.

Il 18 settembre 1952, giorno dell’inaugurazione della parrocchia di S. Ignazio, la Pontificia Opera per la provvista delle chiese in Roma approntò un salone nonché alcuni locali per l’abitazione del clero e per le opere parrocchiali. Ne fu progettista l’arch. Tullio Rossi, costruttore il geom. Giovanni Mazzoni, e direttore, per i lavori, l’ing. Francesco Fornari.

La chiesa, progettata dallo stesso arch. Rossi, ad una navata, lunga metri 20,30, larga metri 13,30, con ampia abside, due cappelle laterali e battistero, è d’ispirazione moderna e fu inaugurata nel 1957.

Così anche in Roma fiorisce un centro di culto per il martire Ignazio, il santo grandissimo, insigne per l’elogio da lui fatto della Chiesa romana, «istruita, come egli dice, nella carità dagli stessi apostoli Pietro e Paolo» (Epist. ad Rom.); e per la prova suprema da lui desiderata ed incontrata per Cristo, proprio in Roma, con stupenda generosità. Opportunamente si è voluto che questo centro di devozione per l’insigne atleta delle fede, sorgesse sulla stessa via che egli percorse verso il martirio.

Ottimo auspicio per l’attività religiosa sempre più intensa, richiesta da questa zona in continuo sviluppo, è la grande statua della Vergine, dominante, fra tanti ricordi di statue pagane, sulla sommità della casa parrocchiale, benedetta da Pio XII lo stesso 1° novembre 1954, il giorno della solenne proclamazione pontificia della festa della Regalità di Maria.